Possiamo accendere l’aria condizionata?
Le regole per la “fase 2

Visti i primi caldi dei giorni scorsi, ci avete chiesto in molti “Possiamo accendere l’aria condizionata?”, “Dobbiamo fare qualcosa per prevenire il contagio tramite il sistema di condizionamento interno”?

Le nuove regole per le pulizie negli ambienti di lavoro e per la gestione dell’aria condizionata applicabili a questa “Fase 2″ di gestione dell’emergenza, quindi almeno fino al 15 giugno, sono state pubblicate il 25 maggio, nel Rapporto n. 5 dell”Istituto Superiore della Sanità italiano, rev. 2.

Le indicazioni sono DIVERSE a seconda del TIPO DI IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO che avete installato in azienda e che intendete utilizzare.

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Vi invitiamo prima di tutto a capire il tipo di impianto di condizionamento installato nella vostra azienda, il suo meccanismo di funzionamento e i filtri installati (chiedendo anche al fornitore), approfondendo in particolar modo la possibilità che l’aria, ad impianto acceso, sia ricircolata di locale in locale, aspetto che potrebbe costituire un pericolo aggiuntivo di trasmissione del CoronaVirus.

I principi generali contenuti nel Rapporto ISS sono:

Garantire un buon ricambio dell’aria nei luoghi di lavoro;
Preferire aria pulita “da fuori”, all’aria di ricircolo;
Effettuare una pulizia straordinaria e sistematica dei filtri degli impianti.

A seconda del tipo di impianto, il Rapporto ISS dà indicazioni diverse (vedi da pag. 15 a pag. 18 dell’allegato)

Edificio con UTA o VMC

vietare, se possibile, il ricircolo o comunque ridurre il ricircolo e altre prescrizioni (vedi pag. 15)

Singoli ambienti o locali di lavoro dotati di piccoli impianti autonomi fissi di riscaldamento e/o raffrescamento (es. climatizzatori a pompe di calore split o climatizzatori aria-acqua)

oppure sistemi di climatizzazione portatili collegati con un tubo di scarico flessibile dell’aria calda appoggiato o collegato con l’esterno dove l’aria che viene riscaldata/raffrescata è sempre la stessa (hanno un funzionamento simile agli impianti fissi e dipende dal tipo di modello e potenzialità:

pulizia regolare del filtro dell’aria di ricircolo in dotazione all’impianto/climatizzatore. Da preferire filtri HEPA o ULPA (vedi pag. 16).

Edifici dotati di impianti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi terminali locali (es. unità interne tipo fancoil)

mantenere in funzione l’impianto in modo continuo (possibilmente con un decremento del livello di ventilazione nelle ore notturne di non utilizzo dell’edifico o attraverso la rimodulazione degli orari di accensione/spegnimento, es. due ore prima dell’apertura o ingresso dei lavoratori, e proseguire per altre due ore dopo la chiusura/non utilizzo dell’edificio) a prescindere dal numero di lavoratori presenti in ogni ambiente o stanza, mantenendo chiusi gli accessi (porte) e pulizia dei filtri ogni 4 settimane (vedi pag. 16);

Ventilatori a soffitto o portatili a pavimento o da tavolo

Attenzione nell’uso. Si sconsiglia l’utilizzo di queste apparecchiature in caso di ambienti con la presenza di più di un lavoratore (vedi pag. 17) .

Ventilatori/estrattori per locali senza finestre (es. archivi, spogliatoi, servizi igienici, ecc.)

questi devono essere mantenuti in funzione per l’intero orario di lavoro per ridurre le concentrazioni nell’aria. I ventilatori andrebbero accesi di nuovo la mattina presto (vedi pag. 17);

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